Ministro, dobbiamo fondare un nuovo culto?

A quasi tre mesi dalla chiusura dei teatri mi sentivo di scrivere una lettera aperta, o meglio una lettera ignorata al ministro Franceschini. 

Sono stato un bravo ragazzo, da quando è iniziato il lock down. Non sono uscito di casa se non per andare a far la spesa. Non sono nemmeno andato a trovare i miei genitori pur di non contravvenire ai regolamenti rigidi della quarantena ancora più ristretti qui in Lombardia. 

Anche il mio lavoro si è fermato da fine febbraio, poiché come molti altri lavoro nel settore dello spettacolo, come tecnico di teatro e fonico nello specifico. 

Sono stato tra i più strenui difensori delle misure restrittive arrivando a scontrarmi con diversi colleghi che la pensavano in maniera decisamente diversa.

Alla luce delle ultime notizie riguardo le aperture delle Chiese e di ripresa delle Sante Messe anche la mia voglia di difendere l’operato del governo è venuta meno. 

La lettura del protocollo stilato con la CEI mi ha letteralmente fatto ribaltare dalla sedia e non perché ci sia nulla di male nel riaprire i luoghi di culto, ma perché sostituendo la parola Chiesa con quella teatro, o cinema o luogo per eventi, lo stesso protocollo potrebbe essere applicato dovunque e con una facilità disarmante. 

I punti che hanno concesso la famigerata riapertura sono:

  • distanziamento sociale
  • disinfettanti all’ingresso
  • ingresso contingentato da volontari sotto la supervisione del parroco
  • evitare assembramenti all’ingresso e sul sagrato
  • igienizzazione dopo ogni funzione

Sono solo io a notare che cinema e teatri sono più che titolati a rispettare tale protocollo ma anzi a metterlo in pratica in tempi ancora più brevi e in maniera ancora più efficace? 

Luoghi che hanno sistemi già rodati per l’igienizzazione dei locali e che per legge sono obbligati a gestire e contingentare gli ingressi. 

Nei luoghi chiusi con poltrone numerate è di una facilità disarmante calcolare lo spazio di un metro sia frontale che laterale, in spazi aperti è possibile disporre le sedute in maniera che sia rispettato il distanziamento sociale. In entrambe le situazioni sarebbe decisamente più semplice che su panche su cui necessariamente dovranno essere sedute più persone. 

Gli assembramenti sono facilmente evitabili in maniera ancora più efficace rispetto ad un luogo di culto visto che in cinema e teatri vengono venduti i biglietti in buona parte in prevendita. Basterà creare delle code in ingresso gestite dalle maschere (idem all’aperto dove si potrà delimitare l’area del live) abituate a gestire il pubblico da sempre, con una perizia sicuramente superiore ai volontari designati per controllare l’ingresso alla chiesa. 

Igienizzazione e gel disinfettati all’ingresso non sarebbero certo un problema. 

Ovviamente il tema rispetto ai concerti più grandi e ai festival si fa più complesso, ma si potrebbe almeno iniziare a distinguere tra piccoli eventi fino a 200 persone e grandi eventi e riaprire cinema e teatri mantenendo delle file e delle poltrone vuote. 

I grossi live estivi probabilmente salterebbero lo stesso, dato che il distanziamento sociale previsto causerebbe una tale diminuzione degli introiti da non renderli fattibili, trasformandoli, almeno per ora, in un problema secondario. 

Quindi caro ministro Franceschini, lei che ha il potere per poter dire la sua all’interno del governo, fa qualcosa oppure ci tocca fondare un nuovo culto che preveda di andare a 3 concerti alla settimana, due film e 2 spettacoli teatrali?

Me lo faccia sapere che ci mettiamo al lavoro subito, tanto tra attori, musicisti e tecnici ne abbiamo un sacco di tempo libero. 

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