Gender Wage Gap, perché le donne guadagnano meno?

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Nel mondo a parità di ruolo uomini e donne guadagnano stipendi sensibilmente diversi con percentuali che oscillano tra il 7 e il 19%. Il pay gap però è un tema complesso con un sacco di sfaccettature che, per questo, merita alcune considerazioni e qualche commento memorabile

Qualche giorno fa l’associazione Valore D ha pubblicato un video con l’hashtag #nopaygap per lanciare una campagna di sensibilizzazione sul tema del Gender Wage Gap o pay gap, in sostanza la differenza di salario tra uomini e donne. 

Il video è ironico quanto basta e punta, giustamente, sugli aspetti più semplici da considerare riguardo il pay gap: per ogni euro guadagnato da un uomo una donna con pari mansioni guadagna 82 centesimi. Sembra poco quando si parla in centesimi ma se si ragiona in buste paga e stipendi annuali la cifra comincia a diventare considerevole. 

Questi dati sono calcolati con una semplice media fatta tra tutti gli impiegati a tempo pieno, diventando un dato non molto preciso. In rete si trovano tanti di quei numeri da sembrare una partita a BINGO. Chi parla di 16€ chi di 5% (dicendo pure che l’Italia ha il più basso gap in Europa, EVVIAI per una volta siamo primi in qualcosa di buono!)

Nessuno, o quasi però, mette in dubbio l’esistenza del pay gap e questo trovo che nel 2018 sia inaccettabile. 

Mi son sempre chiesto da cosa potesse essere scatenato questo divario. L’argomento sessista, sempre valido, riusciva a darmi una spiegazione per gli inizi, dagli anni della Seconda Rivoluzione Industriale fino al 1945. Nel mondo attuale però il semplice argomento “si ma le donne restano incinte e hanno le mestruazioni quindi lavorano meno” non mi sembrava sufficiente. Con qualche ricerca son riuscito a trovare delle informazioni più dettagliate, anche se per lo più in inglese e basate sul mercato del lavoro USA, ma utili per spiegare il fenomeno in tutto il mondo occidentale. 

Il più interessante di tutti i documenti che ho trovato è lo studio, pubblicato sull’Harvard Magazine dalla D.Ssa Claudia Goldin dal titolo Rivalutare il Gender Wage Gap. Il concetto chiave espresso nel testo, tutto sommato breve e che vi consiglio di leggere, è che la differenza di salario non è dovuta a una semplice discriminazione che vede donne e uomini svolgere lo stesso lavoro con paghe diverse. Il pay gap è dovuto al mercato del lavoro che spinge uomini e donne a lavorare in modo diverso raggiungendo quindi salari differenti che Goldin chiama part-time penalty. È un idea che può sembrare impopolare ma vi assicuro che leggendo l’intero documento risulta molto più concreta e veritiera. 

PragerU, un media repubblicano da cui mi sento di prendere le distanza, nella sostanza cita l’articolo di Harvard traendo, a sua insaputa però, una conclusione ancora più interessante. Fa notare come analizzando il lavoro non come comparto unico ma scorporando i vari ambiti e calcolando così una media il gap si riduce arrivando al 6,6%, lontano quindi dal quasi 20% citato solitamente da politici e media. Questo intervallo, seppur piccolo, esiste però e apparentemente non ha spiegazioni. 

Prova a darle infine Vox, in un video che ho trovato davvero interessante, non solo perché ripercorre un po’ tutto quello detto fino ad ora, ma aggiunge un chiaro esempio di quale sia un settore in cui il divario si sta riducendo in maniera evidente e il motivo per cui questo stia avvenendo. È il caso del mondo farmaceutico, dove l’ingresso nel sistema americano delle grosse catene come CVS e la progressiva standardizzazione degli orari hanno permesso alle donne di raggiungere la quasi parità di salario. Quasi, quindi bene ma non benissimo, c’è ancora da lavorare. Ottimo però poter analizzare quale possa essere la strada per la parità.

Senza voler salire in cattedra per insegnare niente a nessuno mi faceva piacere condividere alcune riflessioni trovate in rete riguardo un tema così delicato e quanto mai attuale. Un problema che esiste e va affrontato ma ehy! io sono Mr Polemico e quindi…  

Poteva un argomento del genere sollevare una discussione intelligente e sensata? Ovviamente no perché siamo in internet e i problemi non si affrontano, si commentano e basta, possibilmente a caso oppure spalando merda ecco a voi quattro (ma potevano essere 4000) categorie di Gender Surrenders

 L’ECONOMISTA DELLA DOMENICA risolve la crisi mondiale facendo notare come la possibilità di pagare meno una donna renderebbe di fatto il lavoro meno costoso. Sento già Montezemolo gridare VOLANOOOOO! Scusaci, non ci avevamo pensato, stupidi noi che continuiamo ad assumere immigrati in nero…

commento economico

C’è QUELLO CHE NON HA CAPITO e che auspica un futuro in cui le donne svolgano lo stesso lavoro degli uomini. Ovviamente deve essere un barbaro venuto dal passato dove le donne mestruate non potevano manco toccare le piante. “Da domani tutte ad asfaltare le autostrade mi raccomando se no perché poi volete la parità dei sessi?” (cit. italiano qualunque)

commento sulla disparità di genere

Il BENALTRISTA che sportivamente manda tutto in vacca introducendo un argomento a cazzo, quasi a voler dire: vuoi andare in pensione prima? Prendi meno soldi! Ma tra l’altro unificare l’età potrebbe anche significare alzare quella femminile e portarla sempre più verso quella maschile. Ah è già così? Ops…

commento sulle pensioni

Infine il migliore di tutti quello del NESSUNO PENSA AI BAMBINI? (ma solo perché i Marò son passati di moda), colui che vuole davvero smuovere le acque. Freme e  non può fare a meno di far notare a un’associazione che si occupa delle disparità di genere all’interno del mondo del lavoro che così facendo creano a loro volta delle disparità. Insomma è come andare dall’associazione Amici dei Cani e dire che dovrebbero preoccuparsi anche delle foche povere foche!. 

nessuno pensa ai bambini

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