DJ Fabo: governo parte civile, ma ha le sue ragioni

Oggi, quasi in extremis, il governo presieduto da Gentiloni si è costituito parte civile nel procedimento davanti alla Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi riguardo alla legittimità dell’articolo 580 del codice penale: l’istigazione al suicidio per cui è imputato Marco Cappato che ha aiutato DJ Fabo a raggiungere la clinica Svizzera.

Il tema è delicatissimo e leggere che il Governo si schiera “a difesa della legge contro l’aiuto al suicidio” fa montare subito la polemica.

Non aiutano certo a stemperare le frasi di Filomena Gallo, avvocato e segretario dell’Associazione Luca Coscioni che ha recentemente dichiarato che:

“La scelta del governo è, oltre che del tutto legittima, anche pienamente politica, visto che l’esecutivo avrebbe potuto altrettanto legittimamente agire in senso opposto e raccogliere l’appello lanciato da giuristi come Paolo Veronesi, Emilio Dolcini, Nerina Boschiero, Ernesto Bettinelli e sottoscritto da 15.000 cittadini, che chiedevano al Governo italiano di non intervenire a difesa della costituzionalità di quel reato, e dunque di non dare mandato all’avvocatura di Stato di costituirsi in tale procedimento”. 

Molti esprimono perplessità a riguardo. Come può un governo espressione del partito che si è battuto per la legge sul Biotestamento schierarsi a difesa della legge sul suicidio assistito? Molti l’hanno definita un’azione per così dire paracula.

Il tema è controverso e vede favorevoli e contrari sia tra le fila dei conservatori che dei riformisti (per non usare destra e sinistra) e, spesso, i motivi per essere contrari non sono legati solo al credo religioso.

Prendere una decisione a riguardo non è facile e non son certo 15000 firme a far spostare l’ago della bilancia. Questo è uno di quei temi su cui si può ragionare in diversi modi.

 

dj Fabo (Ansa)

Ci si potrebbe posizionare completamente a favore, semplicemente facendo notare che se una persona qualsiasi può decidere di togliersi la vita, chi è in difficoltà e non può procedere autonomamente deve poter essere aiutato.

Viceversa ci si potrebbe appellare alla sacralità della vita e schierarsi contro senza eccezioni, ritenendo nessuna condizione sufficiente a giustificare il suicidio, volontario o assistito che sia.

Come sempre con argomenti così complessi e con così tante variabili, non si può ridurre tutto a un si o no ed è per questo che la scelta del Governo non è così strana.

Basta leggere le osservazioni che sono state pubblicate e riprese da diversi quotidiani, trapelate proprio dal ministero della giustizia per rendersi conto che l’intervento dell’esecutivo non è certo contro Cappato, imputato nel processo, ne tanto meno a favore della legge 580.

“La norma sanziona l’agevolazione delle condotte strettamente esecutive dell’atto suicidario e non anche il comportamento di chi, nel rispetto delle volontà del malato, gli fornisca le informazioni e la collaborazione nelle fasi antecedenti al compimento materiale del gesto. La Corte potrebbe perciò definire il giudizio con una cosiddetta sentenza interpretativa di rigetto, cioè fornendo i criteri per una interpretazione costituzionalmente orientata della norma. La dichiarazione di incostituzionalità secca della norma potrebbe lasciare impunite condotte che nulla hanno a che fare con la tematica del rispetto delle volontà dei malati terminali.”

In sostanza ci viene spiegato che non per forza se una legge è del 1930 e sospettosamente vicina all’anno dei Patti Lateranensi va abrogata tout court. Si può e si deve sempre ragionare anche sulle conseguenze di un’operazione e tralasciare i moti di pancia, il tifo da stadio tanto in voga oggi. Temi come il suicidio assistito, l’eutanasia, vanno trattati con i guanti affinché si possa ottenere leggi, se non perfette, quasi. Carlo Troilo tratta il tema con dovuta cautela ma proponendo per esempio delle valide soluzioni.

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